quindi nemmeno il Bayern ce l’ha fatta.
Come avevo facilmente previsto in un post di alcuni mesi fa, la Coppa con le orecchie anche quest’anno si sposterà di sede. Il mio non era un pronostico anti-Bayern, che rimane una grande squadra, anche se dalla doppia sfida col Real esce invero umiliato. Era un pronostico basato sul buon senso, e sulla storia della CL: nessuno da quando la formula è quella attuale è riuscito ad aprire un ciclo di almeno un paio di vittorie consecutive.
Il motivo è semplice: mentre nella vecchia CC ogni anno solo due-tre formazioni potevano aspirare al titolo finale, e c’era più spazio e possibilità per squadre più piccole, magari grazie ad un sorteggio fortunato, di arrivare in finale (Malmoe, Panathinaikos, St. Etienne, Leeds, Bruges, Partizan, Amburgo ( ), Stella Rossa, OM, PSV e tante altre…quasi ogni anno in finale c’è stata almeno una squadra a sorpresa), e di conseguenza era più alta la probabilità che la squadra favorita si ripetesse, nell’attuale CL è troppo difficile che ciò accada, dato che le potenziali vincitrici ogni anno sono almeno sei, oltre ad un paio di outsider forti quasi quanto le pretendenti maggiori.
Ancora di più lo è, e continuerà ad esserlo, da quando sono arrivati gli ultramiliardari dell’est a riversare su alcune squadre senza grande storia alle spalle (Chelsea, Manchester City, PSG) capitali enormi che hanno permesso loro di inserirsi nel gruppetto dei pretendenti alla vittoria finale, al fianco dei club cosiddetti “storici” che in quel gruppetto ci stanno da sempre per consolidato blasone.
In quel caso parlai, utilizzando un orribile neologismo, di uefizzazione della CL, intendendo con ciò il processo di graduale trasformazione della coppa europea principale in una sorta di Coppa UEFA ante-riforma, allargata ai vincitori dei campionati nazionali. E così è di fatto, aldilà della differenza di struttura – inizialmente a gironi – che comunque conta molto poco, dato che dagli ottavi in poi la formula è sempre quella della eliminazione diretta.
La cartina di tornasole di ciò che affermo è l’albo d’oro della CL, che da 20 anni a questa parte replica perfettamente quello della vecchia UEFA: ogni anno la coppa cambia padrone (se non ricordo male solo il Real Madrid è riuscito a vincere due Coppe Uefa consecutive). Gli amanti della statistica non potranno che convenire con me che non si tratta di un fatto casuale; un arco temporale di vent’anni mi sembra alquanto significativo come campione statistico.
Attendiamo quindi la prima squadra che sarà così grande, ma tanto grande, da sfatare questo (vero) mito, e da riuscire a compiere un’impresa che, mi perdoneranno gli amici interisti, considero molto più difficile e anche importante e per quanto mi riguarda preferibile rispetto al triplete, senza nulla togliere a quella che ho sempre considerato (e l’ho scritto qua più volte), una grandissima impresa sportiva. (Ovviamente non penso nemmeno alla mia Juve, che sarebbe già tanto se riuscisse ad intravederla almeno una volta la Grande Coppa.)
Ritengo infatti più probabile che si creino condizioni così favorevoli, grazie a qualità proprie ma anche a circostanze esterne che girino tutte per il verso giusto, da consentirti di vincere tutto il vincibile in anno solo. Cosa che infatti è già capitata diverse volte.
Ben più difficile è mantenersi per due o più anni consecutivi ad un tale livello qualitativo da riuscire a scolpire il tuo nome sulla Grande Coppa senza che ve ne sia un altro in mezzo. Questo non lo dico io, lo dice la storia fin qui scritta.
I primi che ci riusciranno avranno posato una pietra miliare nella storia del calcio. Un’impresa che al momento sembra davvero improba, se non c’è riuscito nemmeno il Barcellona di Messi (quella che in ogni angolo del pianeta viene considerata, alla stregua dell’Ajax di Crujiff e del Milan di Sacchi, una delle squadre che rimarranno nella storia di questa competizione), e quest’anno il Bayern di Guardiola, che a molti sembrava invincibile.
Invece questo sport, così diverso da tutti gli altri, così caratterizzato, per essere gioco di squadra, da alchimie particolari, a volte anche dal caso che si prende gioco di tutti i dati statistici, dal piccolo dettaglio, dal colpo di culo, o – perchè no? – anche dal grave errore arbitrale che ti spiana la strada nel momento decisivo, questo sport, dicevo, non accetta regole matematiche, non ti dà alcuna certezza (e sinceramente non giurerei nemmeno che quest’anno la coppa vada al Real, anche dopo le superprestazioni offerte contro i bavaresi). La cosa bella è che non sempre vince la più forte, o meglio detto: è proprio e solamente chi alla fine avrà la coppa in mano a poter dire di ESSERSI DIMOSTRATA la più forte, a dispetto dei pronostici. Quella che l’ha conquistata e meritata sul campo, a prescindere da colpi di fortuna o errori arbitrali (in ogni cammino trionfale c’è una partita dei gironi o un ottavo di finale macchiato da un errore a proprio favore…così va il calcio, amici miei…).
Nel frattempo registriamo che anche per quest’anno la regola delle due coppe consecutive è stata rispettata.
Peccato però per il Bayern, che avrebbe potuto con un piccolo sforzo in più centrare un altro prestigioso, quanto difficilissimo traguardo: tre finali champions consecutive. Sarebbe stata a mio avviso una grossa impresa, anche questa fuori dalla portata di tutti, albo d’oro alla mano. O sto sbagliando?
Forse i miei amici mario rossi e paolo laziale mi potranno correggere…
Di: Gianmarco: http://bit.ly/1pNZSmv
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